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TRENTOTTESIMA PUNTATA

…il punto sui campionati meno conosciuti ovvero basta che ci siano 22 uomini che calciano una palla…a cura di Daniele Mercati
Il Resto del mondo - 09/09/2010

In questo weekend dove si è lasciato spazio alle nazionali la nostra rubrica non si ferma e fa il giro del mondo come al solito…queste righe sono per veri appassionati!





IRLANDA
Alla fine la svolta c’è stata, il campionato irlandese che è arrivato a 8 giornate dal termine ora ha imboccato una strada precisa. Ci sono ancora molti punti in palio ma lo Shamrock Rovers capolista ne ha 7 di margine quindi può cominciare a gestire la situazione. A partire dallo scontro diretto vinto qualche settimana fa contro i campioni in carica del Bohemians, con quella sconfitta messi definitivamente fuori dai giochi, lo Shamrock Rovers non ha più sbagliato un colpo centrando sempre i 3 punti portando a 5 le sue vittorie consecutive e appunto a 7 le lunghezze di vantaggio. Questo filotto quindi è servito per mettere alle corde anche l’altra pretendente al titolo, il St.Patrick’s autore di un ottimo campionato ma sprecone con le piccole con cui ha perso punti fondamentali (non ultima la sconfitta contro il Bray Wanderers di 3 giornate fa). Il prossimo turno ha in programma il fondamentale scontro diretto tra St.Patrick’s e Shamrock Rovers in casa dei primi; un eventuale vittoria di chi insegue potrebbe parzialmente riaprire i giochi, ma gli altri due risultati sarebbero un chiaro segnale per tutti. Da 16 anni si aspetta lo scudetto in casa dei bianco verdi, la voglia di non fallire ancora è troppo forte. Ad oggi quindi ragionevolmente è la lotta per il secondo posto la più interessante anche se non importantissima visto che sia la seconda che la terza classificata otterranno il pass per l’Europa League anche se ad un preliminare diverso. Infuocata è anche la lotta per non finire all’ultimo posto, la stanno giocando il Bray Wanderers e il Drogheda che sono nella stessa identica situazione dell’anno scorso quando poi si salvarono entrambe per la retrocessione d’ufficio di altri club. Se il Bray Wanderers dovesse vincere il recupero le due squadre sarebbero pari in ultima posizione quindi i giochi sono più che aperti; lo spettro della Seconda Divisione fa paura a tutti osservando quello che sta succedendo a diverse formazioni gloriose discese all’inferno che non sono ancora riuscite a risalire la china.

INGHILTERRA
Diamo uno sguardo alle prime battute non della Premier League di cui parleremo comunque presto, ma della Championship, la Serie B inglese per intenderci. Dato il noto livello del calcio inglese, anche la Seconda Divisione è da considerarsi un campionato di primo livello nel panorama europeo data la presenza di grossissime squadre con fior fiore di campioni. Di solito si comincia guardando l’andamento delle neoretrocesse che diventano osservate speciali per tutta la stagione; a questo proposito salta sicuramente all’occhio l’ultimo posto del Portsmouth, sceso in Championship l’anno passato alla fine di una stagione tribolata, tra pessimi risultati, problemi finanziari e conseguente penalizzazione in classifica. Dopo 4 giornate i “pompey” (questo il loro soprannome) hanno incamerato solo 1 punto segnando solamente un gol, questo torneo composto da 46 giornate lascia sicuramente il tempo per recuperare però servirà un bagno d’umiltà e la necessità di calarsi al più presto nella parte per non rischiare di rimanere coinvolti in un pericoloso gioco. Non eccezionale neanche l’andamento dell’Hull City (4 punti in 4 match), mentre un po’ meglio ha fatto il Burnley (7 punti in classifica che valgono il quinto posto), le altre due retrocesse. Sono 3 le formazioni che hanno avuto l’inizio migliore, ancora imbattute in testa con 10 punti, Queens Park Rangers, Cardiff e Ipswich guidato in panchina dall’ex bandiera del Manchester United Roy Keane. A modesto parere di chi scrive la delusione più grossa (sempre prendendo in considerazione questo breve scorcio di stagione) finora è stato il Middlesbrough; in panchina siede un manager navigato come Gordon Strachan, ma soprattutto all’acquisto nella seconda parte della stagione passata del bomber australiano Scott McDonald è stato affiancato un altro dal gol facile che risponde al nome di Kris Boyd (vedere la rubrica “I RE DEL GOL” della puntata n. 29). I due che fino a poco tempo fa guidavano gli attacchi di Celtic Glasgow e Rangers Glasgow per ora hanno messo a segno un gol a testa dopo 4 presenze, è presto per trarre delle conclusioni ma visto che i due in Scozia erano abituati a gonfiare la rete a ripetizione si potrebbe pensare che il tasso tecnico della Seconda Divisione inglese è di gran lunga superiore anche a quello della Prima Divisione scozzese, torneremo sicuramente su questo discorso nei prossimi appuntamenti.

REPUBBLICA CECA
Nella puntata n. 33 abbiamo introdotto questo campionato, ora dopo altre 5 giornate (in totale ne sono state giocate 7) torniamo a farne il punto, del resto gli spunti non mancano. C’è una squadra che ha preso decisamente il comando, è il Viktoria Plzen capace dopo il pareggio della prima giornata di vincere tutte e 6 le gare successive, nelle ultime 4 addirittura senza subire gol; salta all’occhio la conquista dei 3 punti anche sul campo dei campioni in carica dello Sparta Praga per 1-0, in ogni caso questa serie ha portato già a 4 i punti di vantaggio sulla prima inseguitrice. Il Viktoria Plzen è una squadra storica fondata nel 1911, ma fino all’anno passato non era mai riuscita a mettere un trofeo nella propria bacheca; nello scorso maggio appunto è arrivata la vittoria della Coppa nazionale e nell’anno del centenario si sogna il primo storico scudetto anche se la strada è ancora molto lunga. A mettere i bastoni fra le ruote al Viktoria Plzen ci penserà una folta truppa di pretendenti al titolo guidata ovviamente dallo Sparta Praga che non ha iniziato benissimo anche perché impegnata a giocare ogni 3 giorni per disputare i preliminari di Champions League; dopo i 16 pareggi su 30 partite dello scorso campionato, finora su 7 partite sono arrivate 4 vittorie e 3 sconfitte, quindi neanche un “X”. L’altro club della capitale, lo Slavia Praga, in questo inizio ha avuto un andamento molto altalenante che gli ha fatto già accumulare 10 punti di distacco dalla vetta. La figura peggiore per ora la sta facendo il Banik Ostrava: dopo l’ottimo torneo scorso nelle prime 3 giornate ha fatto 5 punti poi è entrato in un tunnel di 4 sconfitte consecutive che l’hanno fatto sprofondare al penultimo posto della graduatoria, occorre uscire presto da questa situazione perché non essere abituati a lottare per certi obiettivi potrebbe essere il problema più grosso. Classifica più lunga dunque quest’anno grazie alla prima mini-fuga, vedremo nelle prossime settimane se le sorprese continueranno a rimanere tali.

UCRAINA
Basta un minimo di conoscenza del calcio internazionale per sapere che in Ucraina la lotta per lo scudetto è una lotta a due riservata alle corazzate Dinamo Kiev e Shakhtar Donetsk, saltuariamente però accade che ci sia qualche terzo incomodo di turno che tenta l’impresa impossibile. Quest’anno c’ha provato il Dnipro vincendo tutte le prime 5 partite, fermandosi poi bruscamente cogliendo nelle restanti 3 due sconfitte e un pareggio. Scattando un’istantanea all’ottava giornata vediamo comunque che lo Shakhtar Donetsk è partito decisamente meglio degli eterni rivali, infatti ha sfruttato a pieno il fatto di non dover giocare i preliminari di Champions League (essendo già qualificata per i gironi) vincendo 7 partite su 8 con 15 reti all’attivo e solo 2 al passivo. Numeri che fanno paura a tutti, ma soprattutto alla Dinamo Kiev che ha sempre come unico obiettivo vincere il campionato e ora come ora si trova già a dover recuperare 5 lunghezze. La partenza era stata buona anche per i capitolini poi a cavallo di metà Agosto sono arrivati la prima sconfitta e un pareggio che hanno creato l’attuale divario. Oltre agli scivoloni in campionato la Dinamo Kiev ha dovuto dire addio anche alla Champions League e si dovrà accontentare dell’Europa League; nell’ultimo turno preliminare la doppia sfida contro l’Ajax ha visto prevalere gli olandesi. Ora bisognerà vedere se l’inizio delle Coppe europee per tutti sposterà gli equilibri ricompattando il duo di testa oppure se lo Shakhtar Donetsk si lancerà alla conquista del suo sesto titolo ucraino. Oltre alla Dinamo Kiev dunque l’Ucraina sarà rappresentata in Europa League da altre due compagini che hanno superato i preliminari, il Metalist Kharkiv e il Karpaty; quest’ultima ha compiuto una vera e propria impresa avendo eliminato all’ultimo turno di playoff i turchi del Galatasaray con una rete all’ultimo minuto.

STATI UNITI
Attraversiamo l’oceano e atterriamo nella terra del baseball, del basket e del football americano, dove però riscuote sempre maggior successo lo sport per eccellenza del vecchio continente, cioè il calcio. Quindi parliamo della Major League Soccer che con l’ingresso quest’anno dei Philadelphia Union ha raggiunto le 16 squadre. Manca poco più di un mese al termine della regular season dopodiché saranno i playoff a decretare i campioni del 2010. Il primo obiettivo quindi è centrare la qualificazione alla griglia dei playoff poi tutto può accadere; per fare questo occorre arrivare nei primi due posti della propria Conference oppure nei primi quattro della classifica generale che mette insieme tutte le squadre. Cercando di individuare già le prime qualificate, se è vero che con 45 punti il posto è quasi assicurato, sicuramente nel tabellone avremo Los Angeles Galaxy, Real Salt Lake (campioni in carica), Dallas, Columbus Crew e New York Red Bulls. In questo caso gli ultimi 3 posti sarebbero ancora vacanti con le formazioni della Eastern Conference che rischiano parecchio, in sostanza potremmo avere ai playoff 2 squadre dalla Eastern Conference e 6 dalla Western. Tra i club a rischio c’è il New England Revolution che non parteciperebbe alla fase finale per la prima volta dal 2002, questa franchigia tra l’altro vanta un poco invidiabile record, quello di 4 finali perse senza aver mai vinto una volta il titolo. Il DC United, club più titolato del paese (4 scudetti vinti, anche se l’ultimo risale ormai al 2004), peggior posizione in classifica di tutte e due le Conference non parteciperà ai playoff per il terzo anno consecutivo. Tutte le restanti compagini quindi si giocheranno le ultime chance qualificazione in queste giornate che rimangono.


Rubrica nella Rubrica I RE DEL GOL
Quello che vedete nella foto è il capocannoniere del campionato austriaco della stagione 2009/2010 e risponde al nome di Steffen Hofmann. Tedesco o più precisamente bavarese di nascita, si può considerare austriaco d’adozione visto che le sue più grandi fortune da calciatore le ha ottenute con la maglia del Rapid Vienna e addirittura la federazione di questo paese provò a farlo giocare per la sua nazionale, ma la FIFA negò il permesso. Innanzitutto dobbiamo augurare buon compleanno al nostro protagonista settimanale dal momento che proprio oggi compie 30 anni. Come dicevamo Hofmann è nato in Baviera e cresciuto nelle giovanili della squadra più rappresentativa di questa regione, cioè il Bayern Monaco con cui ha giocato in prima squadra una sola volta. Ben presto quindi decide di trasferirsi nella vicina Austria vestendo la maglia del Rapid Vienna che diventa una sua seconda casa e con cui ottiene anche diversi successi, sia di squadra (2 scudetti vinti), sia personali (2 volte proclamato calciatore austriaco dell’anno e appunto miglior cannoniere dell’ultima stagione). Milita nel Rapid Vienna dalla stagione 2002/2003 e a parte una breve parentesi nel 2006 al Monaco 1860 è rimasto fedele al club bianco-verde diventandone una bandiera prima e il capitano poi; l’ultimo anno è stato a livello personale quello più generoso di soddisfazioni, pensate che ha giocato tutte le 36 partite di campionato mettendo a segno ben 20 reti, suo record personale che gli ha permesso di vincere il titolo di cannoniere. Da poco per lui è cominciata la nona stagione con la stessa maglia, saremmo pronti a scommettere che questa volta baratterebbe i premi individuali per poter alzare di nuovo un trofeo vinto dalla sua squadra, l’inizio però non è stato dei migliori, dopo 6 giornate i punti in classifica sono solo 9.




Rubrica nella Rubrica TOH, CHI SI RIVEDE
Grande storia quella che affrontiamo oggi, come tante ne abbiamo sentite quando parliamo di giocatori sudamericani che ce l’hanno fatta. Il principale interprete attorno a cui ruota tutta la trama è Matias Almeyda, centrocampista argentino di 36 anni che nel nostro campionato ha lasciato un segno indelebile e che ora è tornato a vestire la maglia della squadra che l’ha lanciato, il mitico River Plate. Nato proprio nella provincia della capitale argentina in una famiglia con difficoltà economiche, si è adattato in gioventù ad umili lavori per aiutare i genitori. Come detto, la sua carriera comincia nel River Plate, uno dei team più gloriosi al mondo, con cui conquista diversi campionati nazionali e addirittura una Coppa Libertadores, la Champions League sudamericana. Nell’anno 1996, a 22 anni sbarca nel vecchio continente per andare a giocare nel Siviglia; disputa una buona stagione, ma la squadra retrocede e così è la Lazio di Cragnotti ad accaparrarsi le sue prestazioni. Scelta più che mai felice questa, perché entrerà nella storia del club riuscendo a vincere lo scudetto con i biancocelesti nel 2000, cosa di non poco conto. Al termine della stagione però passerà al Parma per due anni e in seguito all’Inter per lo stesso periodo, infine l’ultima maglia italiana che vestirà è quella del Brescia per pochi mesi prima di fare ritorno in patria nel Quilmes. A 32 anni poi decide di ritirarsi dal calcio giocato, salvo poi ributtarsi nella mischia due anni dopo per accettare le lusinghe dei norvegesi del Lyn dove peraltro saranno ben poche le sue apparizioni. Nell’estate scorsa firma l’accordo che lo fa tornare nel club della sua città, il club che più ha amato, chiamato a un’impresa ancora più grande, tornare a vincere con quei colori cercando di far dimenticare in fretta ai tifosi le delusioni dell’ultimo periodo. Il campionato è iniziato bene (come abbiamo raccontato nella puntata n. 37) anche se nel weekend è arrivata la prima sconfitta; Almeyda comunque è un punto fermo della squadra, il perno su cui si punta per tornare grandi e su uno come lui ci si può davvero contare.

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Oggi: 7 partite
Domani: 10 partite
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