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COPPA LIBERTADORES, RITORNO AL PASSATO

…il punto sui campionati meno conosciuti ovvero basta che ci siano 22 uomini che calciano una palla…a cura di Daniele Mercati-SETTANTACINQUESIMA PUNTATA
Il Resto del mondo - 23/06/2011

La più importante manifestazione per club del continente sudamericano è arrivata all’ultimo atto. La Coppa Libertadores 2011, iniziata a fine Gennaio, nella notte italiana tra Mercoledì e Giovedì ha proclamato il nome della squadra vincitrice. Tra tutti i club iscritti a contendersi l’ambito trofeo erano il Santos e il Penarol, vale a dire Brasile contro Uruguay, due differenti correnti di pensiero calcistico, ma ugualmente protagoniste nel libro della storia del calcio, basti pensare ai 7 titoli mondiali che insieme hanno portato a casa.

Rimanendo però nell’ambito di quella che si può tranquillamente definire la Champions League Sudamericana la sfida tra Santos e Penarol racchiudeva in se innumerevoli motivi di interesse. Questa sfida, come recita il titolo, ci ha fatto fare un notevole salto indietro nel tempo, quando nei primi anni ’60 le due formazioni dominavano la scena e proprio tra il 1960 e il 1963 si divisero le prime quattro edizioni del torneo (due a testa). Per il Santos di Pelè fino ad oggi quelli erano rimasti gli ultimi due trionfi della storia (ora sale a 3 ed agguanta i rivali storici del San Paolo), mentre il Penarol è riuscito a conquistare il trofeo altre 3 volte e a portarsi al terzo posto della classifica generale dei club più titolati. Quella di quest’anno tra l’altro è stata la rivincita ufficiale dell’edizione del 1962 quando per decretare la vincente ci fu bisogno addirittura di una terza partita dopo che al termine delle prime due sfide le due compagini si trovavano in parità (all’andata vinse il Santos 2-1 e al ritorno ebbe la meglio il Penarol 3-2, nello spareggio il Santos vinse con un netto 3-0).



Che la finale di quest’anno potesse essere questa però in pochi se lo aspettavano, non tanto per il Santos che sappiamo tutti essere infarcito di campioni appetiti da mezzo mondo, due su tutti i giovanissimi gioiellini Neymar e Ganso (quest’ultimo infortunato è rientrato per la finale di ritorno), ma quanto per il Penarol che di sicuro non è più lo squadrone di un tempo e anche in questa competizione nelle ultime due apparizioni non era mai riuscito a superare il turno preliminare. In questa edizione invece il team uruguaiano ha stupito tutti eliminando negli ottavi di finale i campioni in carica dell’Internacional e in semifinale i quotatissimi argentini del Velez Sarsfield.



Come da tradizione la finale si è articolata nelle due sfide andata e ritorno, in gara 1 a Montevideo una settimana fa era finita 0-0 con il Santos più tecnico che ha tenuto maggiormente in mano le redini del gioco ma non è stato esente da svarioni difensivi che hanno permesso al Penarol di avere a disposizione 2 o 3 nitide palle-gol; soprattutto grazie alla bravura dei portieri il match è finito senza reti rimandando tutto il discorso al ritorno. Nella splendida cornice dello Stadio Pacaembù di San Paolo il Santos non ha mancato l’appuntamento con la storia vincendo per 2-1 la sfida che è rimasta in bilico soltanto fino alla fine del primo tempo. Infatti l’equilibrio si è spezzato al 2° minuto della seconda frazione grazie ad uno degli uomini più attesi, Neymar, che ha finalizzato una bellissima azione corale. Il raddoppio è arrivato con un perfetto contropiede del “peixe” concluso con un colpo da biliardo di Danilo (altro interessante uomo mercato). L’autorete di Durval a 10 minuti dalla fine è servito solo a far salire la tensione nell’ultimo scorcio di partita ma la coppa va al Santos, 48 anni dopo, con Pelè che esulta come allora, stavolta non in campo ma in tribuna in giacca rossa d’ordinanza.



Rubrica nella Rubrica TOH, CHI SI RIVEDE

Sembrava essere un predestinato, un astro nascente nel firmamento dei campioni con la “C” maiuscola, anche la benedizione ricevuta dal suo connazionale Maradona suonava come un’ulteriore conferma, invece non è stato esattamente così. Andres D’Alessandro (30 anni, in alto nella foto), talentuoso centrocampista offensivo argentino, si mise in luce al mondo intero con la maglia della più gloriosa squadra del suo paese, il River Plate. La “boba”, la finta con tunnel annesso che diventa il suo marchio di fabbrica arriva fino in Europa e il suo nome, come di consueto, inizia ad essere accostato ai maggiori club del vecchio continente, uno su tutti la Juventus. I bianconeri, ed assieme a loro tutti gli altri club di prima fascia, decidono di non scommettere su di lui e di aspettare di vederlo all’opera in campionati più probanti prima di ingaggiarlo, così che i tedeschi del Wolfsburg si tuffano nell’operazione e ne acquistano il cartellino. D’Alessandro attraversa così l’oceano e corona il sogno di tutti i calciatori sudamericani speranzoso di mettere in mostra tutte le sue doti e consacrarsi definitivamente. La storia, come dicevamo, è stata leggermente diversa, l’esperienza tedesca dura 3 anni e non è delle più felici tant’è vero che ancor prima della scadenza del suo contratto, viene ceduto prima in prestito al Portsmouth e al Saragozza e poi a titolo definitivo sempre a quest’ultimi. Gioca così in tre dei maggiori campionati europei senza mai riuscire però a dimostrare di fare veramente la differenza, la conseguenza inevitabile è una nuova traversata oceanica a senso inverso. Si accasa dapprima al San Lorenzo e poi all’Internacional di Porto Alegre in Brasile dove sta disputando la sua quarta stagione. E’ proprio con la maglia rossa dei brasiliani che il nostro protagonista settimanale si sta togliendo le maggiori soddisfazioni: nel 2008 ha vinto la Coppa Sudamericana e nel 2010 una fantastica accoppiata Coppa Libertadores-Pallone d’Oro Sudamericano. In conclusione D’Alessandro ad inizio carriera è stato sicuramente sopravvalutato però, complice forse qualche scelta sbagliata, non è stato messo nelle condizioni di esprimersi al massimo…che fosse proprio l’Italia il posto giusto per lui? Il tempo per scoprirlo ci sarebbe ancora…

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