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NEWS - «A RIO HO CONOSCIUTO PERSONE SPECIALI. OBIETTIVO? SALVARCI E DIVERTIRCI» - INTERVISTA A MATTEO BONORA (STORIE DI PROVINCIA #14)
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«A RIO HO CONOSCIUTO PERSONE SPECIALI. OBIETTIVO? SALVARCI E DIVERTIRCI» - INTERVISTA A MATTEO BONORA (STORIE DI PROVINCIA #14)

L'intervista di Cristiano Cavallaro al giocatore della Riese (articolo in collaborazione con la pagina "ilterzotempo.net").
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calcioreggiano.comGenerica - 04/02/2026

Dopo un avvio di stagione non particolarmente brillante, la Riese è tornata a competere per i piani alti della classifica del Girone B di Promozione. I Rossoneri, infatti, sono finalmente riusciti ad inanellare una splendida serie di risultati utili consecutivi, arrivando persino ad agguantare un insperato pareggio in pieno recupero contro la Sanmichelese terza della classe. Abbiamo dunque chiesto a Matteo Bonora, uno dei grandi protagonisti del campionato della Riese, di descriverci la filosofia della società: la valorizzazione dei giovani, i rapporti tra dirigenti e squadra, gli obiettivi e tanto altro. 

Cos’hai provato quando hai esordito in Serie D con la maglia della Reggiana (ai tempi Reggio Audace)? Cosa puoi dirci di Rozzio e degli altri compagni?

«Per me è stato come vivere un sogno, anche perché sono cresciuto nel settore giovanile granata e poter rappresentare la propria città è sempre speciale. Ho poi avuto un infortunio che non mi ha dato la possibilità di trovare maggiore continuità, ma con i “se” e con i “ma” la storia non si fa. Sono stati sei mesi di emozioni e progressi, perché i ragazzi che erano lì - compresi quelli già in rosa dalla stagione precedente al fallimento - mi hanno insegnato tanto. Tra tutti, citerei Paolo Rozzio, Alessandro Spanò e Davide Narduzzo - quest’ultimo, tra l’altro, ho avuto modo di affrontarlo da avversario negli ultimi anni - . Oltre a loro, nominerei altri atleti sbocciati nel vivaio della Reggiana con me, come Galli, Ametta, Piccinini - oggi in Serie A a Pisa -, Masini… e non vorrei dimenticare nessuno. Riguardo a Rozzio, il capitano, è una persona straordinaria. Per fare capire lo spessore umano, quando ho avuto il guaio fisico di cui ti parlavo prima, Paolo mi consigliava da chi andare a farmi visitare. E lascio per ultimo, ma non per importanza, Lorenzo Staiti, con cui ho avuto la fortuna di condividere un bel capitolo a Scandiano recentemente. Anche lui è una persona stupenda, di un’umiltà pazzesca: nonostante i tanti anni da professionista, è entrato in spogliatoio in punta di piedi. È diventato anche un amico e tuttora ogni tanto ci vediamo, magari anche a cena». 

Hai militato a livelli molto alti, come detto, ed oggi giochi in Promozione. È così marcato il divario tecnico tra i campionati? 

«Come ti dicevo, durante il mio trascorso in Serie D, ho avuto un grave problema fisico, pertanto, nonostante avessi ricevuto altre chiamate, ho scelto di rimanere vicino casa, anche perché volevo finire la scuola. Ho optato per un percorso che mi permettesse sia di lavorare che di studiare e, se tornassi indietro, non cambierei niente: sono contento di quello che ho ora. Da giovane, quando ancora non c’era la regola degli “under”, ho fatto qualche stagione in Eccellenza, poi ho girato tante squadre della provincia, stabilizzandomi successivamente vicino alla mia famiglia, una volta trovato un altro mestiere. Nelle categorie più alte, la difficoltà è chiaramente maggiore, anche perché c’è gente che non lavora e arriva ad allenamento fresca e riposata il pomeriggio. Invece, in Promozione, tanti ancora lavorano appunto, mentre altri devono terminare gli studi, quindi ci si vede al campo la sera e indubbiamente tutto ciò incide. In Eccellenza, adesso, il livello si è alzato parecchio: ci sono squadre come Vianese, Nibbiano & Valtidone, Brescello Piccardo e non solo che spendono tanti soldi, dunque è diventato un torneo davvero competitivo. La Promozione, però, ha sempre quattro o cinque squadre forti, altre che stupiscono ed altre che floppano: per questo, secondo me, è sempre un torneo apertissimo».

Parlando di questa stagione, non eravate partiti benissimo, tant’è che dalle prime nove partite avete estrapolato appena due successi. Poi, però, avete trovato la chiave di volta e avete iniziato a macinare punti. Cos’è scattato in voi?

“È vero: non eravamo partiti benissimo, perché eravamo una squadra con tanti ragazzi nuovi - me compreso - e dovevamo ancora entrare in simbiosi. Per di più, la società ha preso questa scelta di puntare sui giovani: all’inizio tanti erano scettici, ma è una mossa che sta portando i suoi frutti, anche perché vengono tutti da delle juniores o comunque hanno fatto campionati giovanili a livelli regionali o persino nazionali. È impressionante vederli perché assorbono come spugne e si allenano con grande serietà. Ad ogni modo, dopo un inizio un po’ burrascoso, abbiamo trovato la quadra e abbiamo inanellato una bella serie di risultati importanti. Dobbiamo ancora fare tanto: il nostro obiettivo è la salvezza e dobbiamo continuare a macinare punti. Ci sono ampi margini di crescita». 

Avete anche battuto la Sammartinese nel derby, anche se, purtroppo, in quella partita, hai rimediato un grave infortunio. Cosa ci racconti in merito a quella gara?

«Purtroppo posso dirti poco, perché appunto mi sono strappato dopo pochi minuti; ho retto fino alla fine del primo tempo, ma poi sono uscito. Ad ogni modo, quella partita è stata un po’ un crocevia, perché da lì abbiamo iniziato a raccogliere punti e siamo cresciuti in maniera esponenziale. I derby si sentono tanto - anche per me che non sono di Rio - e sono partite belle da giocare e da vivere. È stata una domenica speciale, seppur sotto la pioggia, in cui abbiamo anche festeggiato le 350 presenze del nostro capitano Borghi». 

Qualche giornata fa siete riusciti a fare punti contro la Sanmichelese, una diretta concorrente, pareggiando al 95’. Che emozione è stata?

«Dando a Cesare ciò che è di Cesare, devo dire che la Sanmichelese è davvero una squadra forte, con calciatori che hanno militato in categorie prestigiose. Non a caso punteranno fino alla fine alla vittoria del campionato. Siamo riusciti a portarci avanti con Fabio Fontanesi, che ha tagliato il traguardo dei 100 gol nei dilettanti. Tuttavia, a fine primo tempo abbiamo incassato la rete dell’1-1 e, ad inizio ripresa, siamo andati persino in svantaggio. Più tardi, grazie ad una ribattuta dopo un calcio di rigore parato, abbiamo pareggiato con Jordan Fall, uno dei diversi giovani che stanno crescendo tanto e a cui consiglio di continuare così. Galvanizzati dal gol realizzato, abbiamo continuato a spingere, ma la Sanmichelese ci ha purgato in contropiede. Fortunatamente, all'ultimo minuto siamo riusciti a rientrare in carreggiata, con un bel cross di Mazzoli rifinito in rete ancora da Jordan Fall, che ha siglato una doppietta. È stata una partita folle, probabilmente la più concitata della mia carriera. Strappare un punto ad una squadra di alta classifica, in quella che tra l’altro era la seconda partita nell’arco di 4 giorni - avevamo dunque speso tante energie e giocavamo di mercoledì - è stato fantastico».

Cos’ha di speciale la Riese come realtà? Quali sono i vostri obiettivi per questa stagione?

«La Riese è una società molto seria, composta da persone umanamente speciali, disposte ad aiutarti in ogni momento. Quest'anno, quando sono arrivato, ho trovato gli spogliatoi ristrutturati, il materiale nuovo, così come le mute da allenamento e le divise da partita. Oltretutto, l’impianto ha tre rettangoli verdi, uno dei quali in erba sintetica e gli altri due in erba naturale. Il campo di Rio è noto perché venire a fare punti qua è difficile e quest’anno ho capito perché. Parte del merito è anche del pubblico, che si fa sentire: ci sono tante persone che vengono alle partite e tifano per noi. Il Presidente Bertazzoni e il Direttore Carrettin sono sempre con noi, scherzano di continuo e banalmente pure questo fa piacere. Anche Mister Pavesi è una grande persona e questo ha fatto sì che si creasse uno splendido rapporto tra squadra e società. Come detto, è una realtà molto positiva, per cui stiamo continuando a macinare punti e a divertirci, che secondo me è fondamentale. Non ti nego che abbiamo passato un periodo negativo ad inizio anno, ma adesso abbiamo trovato la quadra e siamo cresciuti tanto sotto diversi punti di vista. L’obiettivo rimane la salvezza e, una volta raggiunta, magari punteremo anche a qualcosa di più. Bisogna progredire, però, “step by step”, dunque rimango umile con le ambizioni».

Ringraziamo sentitamente Matteo Bonora e l’S.C.R. Riese per la disponibilità e l’opportunità concessaci.

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