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- «LENTIGIONE È UNA REALTÀ FANTASTICA: QUI MI SENTO A CASA E DO IL MEGLIO DI ME» - INTERVISTA A SIMONE ALESSANDRINI
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«LENTIGIONE È UNA REALTÀ FANTASTICA: QUI MI SENTO A CASA E DO IL MEGLIO DI ME» - INTERVISTA A SIMONE ALESSANDRINI
L'intervista di Cristiano Cavallaro all'ala sinistra del Lentigione
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Le interviste di calcioreggiano - 25/06/2026
Un grande attaccamento alla maglia e un’irrefrenabile voglia di lasciare il segno ogni domenica. Forse sono queste le parole più adatte per descrivere Simone Alessandrini, ala sinistra del Lentigione che si appresta a disputare la terza stagione conescutiva con la stessa casacca. In una lunga chiacchierata ci ha descritto le tappe più importanti del suo cammino in gialloblu: dagli insegnamenti di Mister Cassani ai 73 punti dello scorso campionato. Un amore sbocciato sin da subito e che forse non ha ancora raggiunto il suo culmine.
La tua prima stagione in Serie D è stata con la maglia dell’Alfonsine. Avevi appena 20 anni: è stato difficile per te calarti nella parte in un campionato così competitivo?
«Sì, sicuramente è stato difficile. Ero un ragazzino di appena 20 anni: a quell’età non ti rendi conto di quanto sia alto il livello della Serie D, ma pensi di arrivare ed essere in grado di spaccare il mondo. In realtà, però, ci sono squadre forti con giocatori forti, oltre a piazze storiche che in passato hanno militato in categorie superiori. Quindi sì: è stato complicato calarmi nella parte».
Hai trascorso tre anni in Eccellenza, poi sei passato al Mezzolara: anche qui tanto spazio sin da subito, ma la vera “consacrazione” arriva nel finale di stagione, che ti vede segnare 4 reti in 8 partite. Forse è stato proprio quel periodo ad aprirti le porte del Lentigione, non trovi?
«Mi ricordo che in quel campionato avevo fatto gol alla seconda giornata, per poi restare a digiuno per una ventina di partite circa. Ad ogni modo sono rimasto lucido e concentrato e sì: le ultime 8-9 gare hanno deciso il mio futuro. Ho continuato a lavorare duro, con determinazione e impegno, e sono stato ripagato. Mi sono sempre dato da fare e, alla fine, i gol sono arrivati e hanno fatto sì che mi chiamasse il Lentigione».
Nella tua prima stagione al Lenz hai avuto come compagno Simone Bonetti, difensore che nella scorsa stagione ha giocato in Serie B con la maglia della Reggiana. Ti aspettavi potesse arrivare così in alto?
«Ad essere onesto non pensavo potesse arrivare così in alto e ho anche avuto modo di dirglielo. Mi piace dare una mano ai giovani per aiutarli a correggere lacune che magari sono dettate dalla loro età e posso dire che è un ragazzo d’oro, che in allenamento si impegnava sempre. E’ arrivato a determinare partite importanti in un campionato come la Serie B, che ho iniziato a seguire in maniera approfondita da quando è approdato in granata. Ovviamente colgo l’occasione per fargli un grande in bocca al lupo e per rinnovargli i miei complimenti».
Rimanendo su quella stagione, nelle prime 15 partite avete perso soltanto una volta. Nei mesi di gennaio e febbraio siete leggermente calati, poi però avete “messo il turbo” nel finale, rimanendo imbattuti dal 2 marzo all’11 maggio. Parlaci un po’ di Mister Cassani: ti ha sperimentato in diverse posizioni, ma hai sempre dato ottime risposte. Oltretutto è poi passato al Carpi, in Serie C.
«Cassani è stato il primo allenatore che mi ha fatto girare per il campo. Ho provato tanti ruoli all’interno del suo scacchiere: dal quinto al trequartista, ma non solo. Mi ha plasmato come calciatore a livello di stile di gioco, comunicazione e tanto altro. E’ un mister a cui devo molto, perché mi piaceva parecchio il suo modo di fare: è una persona che trascorre ore su ore al campo, prova e riprova ancora. Io mi reputo un lavoratore, pertanto sposavo la sua filosofia. Siamo partiti forte quell’anno, tuttavia a gennaio abbiamo affrontato un periodo difficile, frutto di un calo fisico, ma non solo. Bisogna infatti ricordare che avevamo una rosa corta e giovane e un paio di infortuni hanno inciso e non poco; quando affronti squadre con venticinque giocatori importanti accusi il colpo».
Quest’anno, contro il Sant’Angelo, hai realizzato tre assist in cinquanta minuti e, rimanendo su questo tema, durante l’intero campionato ne hai forniti in totale 8: il doppio della stagione precedente. Che soddisfazione rappresenta per te?
«Sono molto contento degli assist fatti quest’anno. Segno pochi gol, ma almeno aiuto a farne (ride, ndr). La partita con il Sant’Angelo è stata importante perché venivo da un periodo in cui, per quanto le mie prestazioni fossero buone, mi mancava lasciare il segno con una rete o appunto con un assist. Realizzarne tre in cinquanta minuti mi ha fatto passare il resto della stagione con la consapevolezza di avere un importante bagaglio tecnico e soprattutto di poter essere l’ago della bilancia (in positivo) della squadra. Mi ha dato uno sprint importante per portare a termine il campionato».
Nonostante i 73 punti - appena due sconfitte nel girone di ritorno -, non siete riusciti a salire in C: che campionato è la Serie D?
«Grazie ai punti raccolti avremmo ottenuto la promozione diretta nella stragrande maggioranza dei gironi - tutti, tranne quello in cui militava la Scafatese -. Anche le statistiche mettono in luce quanto sia stato strabiliante il nostro percorso: abbiamo subito soltanto 8 gol in casa, allestendo un’ottima difesa e ottenendo una media punti niente male. Bisogna fare i complimenti al Desenzano, ma anche a Mister Pedrelli e a tutti i miei compagni. Era difficile sostituire una figura come Cassani, tuttavia, sotto questa nuova guida tecnica, siamo riusciti a rendere ancora meglio della stagione antecedente. E’ stato fatto qualcosa che ha lasciato il segno, come il raggiungimento della finale play-off, seppur questa sia terminata con una sconfitta - figlia anche di una serie di assenze pesanti -. La Serie D, come ho detto anche all’inizio, è complicata: ci sono tante squadre attrezzate e giocatori davvero forti. La bravura di ogni formazione sta nel sapere gestire i momenti delle partite: saper strappare il
punticino
quando si è in svantaggio, saper trovare il momento giusto per fare gol in una gara serrata e saper amministrare la partita quando si vince. Questo, secondo me, fa la differenza».
Sei stato confermato anche quest’anno: cosa rappresenta Lentigione per te?
«Lentigione per me è casa. Sono contento della conferma, in quanto mi trovo bene con la squadra, con il direttore e con il presidente; questo mi permette di esprimermi al meglio. Oltretutto, a livello dirigenziale, devo dire che la società è davvero spettacolare, quindi mi auguro che non cambi mai».
Le aspettative per il prossimo campionato? Come avete vissuto l’addio del vostro capitano Valerio Nava?
«Devo dire che l’addio del nostro capitano era un po’ nell’aria, vista la sua gestione durante l’ultimo campionato. Valerio purtroppo ha rimediato un grave infortunio al crociato, a cui vanno addizionate delle ricadute. Sono scelte tecniche che spettano al mister e alla società e che vanno rispettate; sicuramente non è stato semplice salutarci. Per quanto riguarda l’obiettivo, fermo restando che è ancora tutto molto prematuro, sappiamo già che ci saranno delle corazzate. Ragioneremo quindi partita dopo partita, scendendo in campo ogni domenica con l’intento di stupire e di mettere in mostra un bel calcio. Faremo di tutto per confermarci una squadra competitiva e preparata: fa parte dell’identità del Lentigione».
Ringraziamo sentitamente Simone Alessandrini e il Lentigione Calcio per la disponibilità e l’opportunità concessaci.
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Domani: 1 partita
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