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EZIO CAPUANO:«IL CALCIO È DIVENTATO MODA, MA IO RIMANGO FEDELE AI MIEI PRINCIPI TATTICI» - INTERVISTA
L'intervista di Cristiano Cavallaro allo "Special One" della Serie C
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Le interviste di calcioreggiano - 12/07/2026
In un calcio malato in cui i soldi prevalgono sempre più sui valori umani e in cui tanti, a partire dai settori giovanili, scimmiottano i grandi allenatori - con risultati criticabili -, c’è ancora un antidoto. Questo antidoto si chiama Ezio Capuano, mister che ha centrato tantissime salvezze in carriera, una delle quali - quella con il Potenza - con una squadra consapevole che, a fine stagione, sarebbe stata esclusa dal campionato. Tuttavia lo “Special One” della Serie C non è “solo” questo: è anche un innovatore, in quanto è stato uno dei primi ad introdurre la difesa a 3 nel nostro calcio, proponendo un modulo che è diventato un suo marchio di fabbrica.
Buongiorno mister, partiamo da una curiosità. Ho saputo che, prima di intraprendere la sua carriera da allenatore, è stato un ottimo osservatore: è vero che ha scoperto Vincenzo Montella?
«Assolutamente sì, ho fatto il responsabile scouting dell’Empoli in tutto il Sud Italia, quando ero ancora un ragazzino. Ho portato in biancazzurro tanti giocatori, tra cui Vincenzo Montella, ai tempi tredicenne, ma non solo. Ho un rapporto forte con tutta la piazza, in particolar modo con il Presidente Corsi, che conosco da oltre trent’anni. Ai tempi, però, il deus ex machina era Silvano Bini, deceduto non molto tempo fa».
È vero che alla Puteolana le era stato chiesto di favorire gli avversari in una partita, ma lei si rifiutò e questo portò al suo esonero?
«Sì, è vero. Era la Puteolana “dei miracoli”, parliamo di circa 25 anni fa. Noi avevamo la certezza matematica del secondo posto e ci fu chiesto di favorire una squadra che doveva salvarsi. Io non accettai e a fine partita fui esonerato, quindi non mi fu permesso di guidare i miei giocatori nella finale play-off per andare in B. A Pozzuoli capeggiò uno striscione con scritto “Capuano esonerato=reato”».
Nell’arco della sua carriera ha citato più volte Mourinho e Allegri - quest’ultimo l’ha anche affrontato nella stagione 2004-2005, quando lei era al Sora e lui alla Spal -. Che rapporti ha con loro?
«Ho un ottimo rapporto con entrambi. Per quanto riguarda Mourinho, io ero il responsabile del master a Coverciano quando andammo alla Pinetina per tre giorni, l’anno in cui lui vinse il Triplete con l’Inter. Lì è nato un rapporto che si è consolidato nel tempo, prima verso l’uomo e poi verso l’allenatore. Massimiliano, invece, lo conosco addirittura da quando giocava nell'Udinese: è un tecnico di grande carisma e penso che i risultati parlino per lui. In generale, però, posso dire che sono due grandi persone».
Parlando di lei da un punto di vista tattico, caratteristiche chiave del suo gioco sono una fase difensiva pressoché impeccabile e una continua ricerca dell’ampiezza. Non si sente un po’ un innovatore ad aver proposto la difesa a tre in Italia prima di tanti altri?
«Io ho fatto la tesi al master di Coverciano sul 3-5-2 quando ancora in Italia erano in pochissimi a conferire questa identità tattica alle proprie squadre. Prima, quando difendevamo con accortezza, si diceva che eravamo dei difensivisti; oggi molti parlano di “blocco basso”. Lo usano tutti: anche ai Mondiali ho visto tante squadre difendere con dieci uomini negli ultimi trenta metri e questo viene enfatizzato. Purtroppo il calcio è una giostra: metti il gettone, ti giri a destra, ti giri a sinistra e poi li devi cambiare tutti, ma alla fine il concetto è sempre lo stesso, così come fino a qualche mese fa c’era l’esasperazione - che si è rivelata un fallimento - della costruzione dal basso. Questo sport, purtroppo, è moda, ma non per me e per quelli della mia generazione: noi rimaniamo fedeli ai nostri principi tattici».
Alla Paganese ha avuto un calciatore come Sodinha, che noi abbiamo intervistato: ci ha detto che lei è un allenatore molto valido, con cui rideva tutti i giorni. Come si è trovato con lui?
«Sodinha era un fenomeno e non sapeva neanche lui quanto fosse forte. Io gli rompevo sempre i coglioni perché era in sovrappeso, ma è uno dei più grandi giocatori che abbia allenato. Se avesse avuto più cura di sé, avrebbe militato tranquillamente in Serie A».
Una delle piazze dove più ha lasciato il segno è stata Arezzo: che effetto le fa vedere questa città in Serie B?
«Ad Arezzo ho vissuto due anni meravigliosi, due anni che vanno oltre al calcio. Sono tornato per vedere la partita di Supercoppa di Serie C Arezzo-Vicenza e non avrei mai immaginato di venire accolto in quel modo dopo tanti anni. Ho anche fatto un giro per la città, che è davvero stupenda, quindi vedere questa realtà in Serie B mi fa molto piacere. Io ho allenato lì in un periodo complicato, che però non ci ha impedito di raggiungere soddisfazioni illimitate. Ho consegnato personalmente le documentazioni per il ripescaggio ed ero contento come un bambino quando tornai ad Arezzo da Roma. Abbiamo trascorso due anni intensissimi nonostante la ridotta disponibilità economica societaria: difficilmente finiranno nel dimenticatoio».
Recentemente ha parlato del calcio di Guardiola dicendo che “ha inguaiato il pallone”. Può spiegarci meglio cosa intendeva con quella frase?
«È una battuta che feci in una cena a Brescia. Tutti lo vogliono scopiazzare, anche in Seconda Categoria, ma persino nelle scuole calcio. Io allora gli dissi:"Hai inguaiato il calcio", ma in modo sarcastico».
Ha centrato tantissime salvezze in Serie C: qual è stata, secondo lei, la più bella?
«Come hai detto tu, ne ho raggiunte diverse, quindi non è semplice sceglierne una sola. La più assurda, però, secondo me è stata quella di Potenza. Lì è stata la vittoria della dignità, qualcosa che vale di più di tre campionati o addirittura della Champions. Eravamo esclusi dalla competizione e ci autofinanziavamo per andare a giocare, sapendo che a fine stagione saremmo stati cancellati dal calcio. Ad ogni modo anche il primo anno con il Sora realizzammo un’impresa, ma appunto non fu l’unica».
Come sta vivendo questo periodo senza squadra? La nazionale sta cercando un allenatore…
«(Ride, ndr), io ho sempre allenato: non sono mai stato fermo per un anno. Ultimamente ho fatto qualche scelta sbagliata, influenzato da una grande voglia di tornare a fare bene e dalla causa di Trapani. In questo momento sto aspettando un progetto che mi dia la motivazione giusta, che mi accenda il fuoco dentro per poter far bene».
Ringraziamo sentitamente Mister Ezio Capuano per la disponibilità.
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